L’importanza del miglioramento: cosa avrei detto al me stesso di vent’anni.

È stato un lungo viaggio a portarmi dove sono adesso, le sfide e i fallimenti sono stati la linfa vitale che mi hanno portato al continuo miglioramento. Ma in che senso, che cosa è il miglioramento?

Il miglioramento può essere visto sotto varie forme: fisico, mentale, attitudinale.

“Sì bene, mi stai dicendo tutto e niente, come faccio a migliorarmi?”

Miglioro cominciando a praticare sport. Miglioro imparando una nuova lingua. Miglioro iniziando un corso di fotografia. Miglioro accrescendo la capacità di ascoltare. Miglioro affrontando la paura che mi assale quando mi imbatto in qualcosa di nuovo che mi fa uscire dalle mie abitudini.

“Ogni qualvolta cerchiamo di essere migliori di quello che siamo, anche tutto quanto ci circonda diventa migliore.” Paulo Coelho

In tutto questo c’è un qualcosa di cui però dobbiamo tenere conto, un qualcosa che tutti hanno sempre dovuto considerare, qualcosa che esiste da sempre e che scandisce i ritmi della nostra vita, il tempo. Per migliorare ci vuole tempo. Il miglioramento non è un istante, ma è un percorso.

“Sì, ma quindi vuoi dirmi che per migliorare ci vuole tempo? Capirai, cosa me ne faccio, io vivo la vita al momento, non mi interessa guardare al futuro, perchè godo al massimo i miei giorni.”

Questo mi avrebbe risposto il “me stesso” ventenne.

Se potessi tornare indietro, a quel ragazzotto gli spiegherei che sì, è giusto vivere la vita al momento senza farsi sfuggire piaceri ed emozioni. Ma allo stesso tempo bisogna rivolgere sempre uno sguardo al futuro, perché il futuro, anche se non ci vogliamo pensare, prima o poi incombe e quando arriva è meglio farsi trovare preparati: con un piano, una strategia.

E quindi cosa facciamo? Pianifichiamo. Ogni tanto ritagliamoci degli spazi per noi stessi, prendiamo un foglio di carta, una penna e sfruttiamo lo strumento che ci ha portato ad evolverci nella società contemporanea: la scrittura!

Scriviamo i nostri obiettivi! Se il nostro intento è troppo grande e pensiamo che non ce la faremo, scomponiamo il percorso in micro tappe più piccole. Prepariamo, a piccoli passi, la strada che ci porterà dove vogliamo noi. Costruiamola pezzettino per pezzettino. 

Se come obiettivo mi pongo di correre una maratona di 42 km, prima mi allenerò sulle distanze brevi, magari comincerò a prepararmi su un kilometro, per poi passare a 5, 10, fino ad arrivare al mio target.

Se sogno di diventare un imprenditore prima devo sapere comunicare, sapere trasmettere un’idea, quindi perché non comprare un libro sulla comunicazione o sul marketing? O fare un corso sul public speaking?

Quindi, a quel punto, una volta stabiliti gli obiettivi, poniamoci una scadenza. La scadenza aiuta ad aumentare il focus su quello che dobbiamo raggiungere.

Ora che abbiamo pianificato e abbiamo scritto i nostri obiettivi, resta una sola cosa:

Passare all’azione.

Fare, è quella cosa che ci permette di passare dal pensiero alla concretizzazione. L’azione crea un circolo vizioso e contaminante; ti porterà ad informarti, conoscere nuova gente che si occupa proprio di quel settore di cui anche tu sei appassionato.

Il pensiero che ho espresso è anche un importante principio Giapponese di business che possiamo utilizzare anche per la nostra vita quotidiana: il principio del Kaizen, coniato da Masaaki Imai che significa cambiare in meglio, miglioramento continuo.

Il principio è sintetizzato in questi 4 punti:

  • Plan: dove andremo a scrivere i nostri obiettivi che devono essere chiari e sintetici. In questa fase pianifichiamo anche le strategie ovvero le azioni da compiere, il sentiero che passo dopo passo ci accompagnerà verso la meta;
  • Do: qui abbiamo il momento cruciale, dove si passa all’azione. Le strategie, pianificate nel punto precedente, andranno attuate con costanza.
  • Check: dopo aver pianificato e attuato le azioni è il momento di fermarci un attimo, controlliamo il nostro percorso. Prendiamo consapevolezza di ciò che abbiamo raggiunto. Molte volte nella foga di andare avanti non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo attraversato e degli obiettivi raggiunti con successo. Fermiamoci, prendiamone consapevolezza, premiamoci.
  • Act: l’ultima fase consiste nel rendere le azioni fatte durante il percorso, delle abitudini, che ci porteremo con noi, che saranno parte integrante del nostro essere.

Si ma io, ho paura, non vorrei mai essere giudicato per quello che faccio!

Quando ci catapultiamo nel compiere un qualcosa di nuovo, quando usciamo dalla nostra zona di comfort abbiamo una fottutissima paura, una tremenda paura.

Paura di fallire o di essere giudicati sono le prime cose che ci bloccano. E’ il nostro istinto di sopravvivenza che ci gioca brutti scherzi. Pensi che io non ne abbia a scrivere per la prima volta un articolo su un blog? 

Una volta mi sono bloccato, completamente andato in freezing, il tutto mentre parlavo a un’aula di venti persone! Un’altra volta a un colloquio di lavoro mi sono bloccato completamente.. pietrificato!

Mi sono fermato? No! Ho cercato di capire cosa mi abbia portato in quella situazione e ho imparato metodi per gestire le emozioni al fine di evitare che questa potesse accadere nuovamente.

Tutto ciò mi ha portato a una delle migliori presentazioni, fatta all’ università, per un progetto di corporate restructuring davanti a studenti, professori e i manager promotori (presentazione che mi ha permesso di entrare a far parte di una grande holding).

Una volta che affrontiamo le nostre paure, le combattiamo, le superiamo, abbiamo aperto una nuova porta, abbiamo percorso una nuova strada.

E allora, è proprio qui, è in questo momento che arriva la crescita, il miglioramento.

E tu cosa stai aspettando? Muoviti!


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